Imprenditore edile rumeno usava il territorio di Sant’Olcese come discarica.

Dal sito di Repubblica

Scavando e rovistando fra i detriti di una mini discarica abusiva rinvenuta nelle campagne dell’entroterra di Genova, i carabinieri forestali sono riusciti a identificare prima l’abitazione dove erano stati effettuati i lavori e poi a denunciare l’impresario edile che, all’insaputa del committente per cui aveva lavorato, aveva smaltito in modo irregolare i rifiuti. La piccola discarica abusiva è stata scoperta nel comune di Sant’Olcese. Il denunciato è un artigiano di 33 anni di nazionalità romena titolare di un’impresa edile.

L’uomo è stato denunciato per lo smaltimento illecito di rifiuti. Gli investigatori proseguono le indagini per definire la posizione di altri soggetti che avrebbero collaborato nello smaltimento dei rifiuti.

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Villa Serra, luci e ombre

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Da troppo tempo in Villa Serra le cose non vanno come dovrebbero, e non parliamo – sia chiaro- della disgrazia di qualche mese fa.

Vediamo parecchia incuria, il retro palco è diventato una discarica a cielo aperto, sedie arugginite sono abbandonate riverse sul prato antistante e costituiscono un pericolo per i bambini che ci giocano intorno.

Il 25 aprile – appena in tempo per la ripresa della stagione – il chiosco ha ripreso a funzionare, fortunatamente.  Sei mesi fa era stato prorogato il bando di gara per il suo affidamento, sintomo non di un disinteresse da parte degli imprenditori ma, molto probabilmente, di oneri di concessione da versare al consorzio troppo alti. “Difficile starci dentro” ha commentato, conti alla mano, uno dei tanti gestori che avrebbe voluto partecipare alla gara e al quale abbiamo chiesto un parere. 

La pizzeria, che quando era aperta registrava regolarmente il tutto esaurito, quest’anno ancora non è stata assegnata, probabilmente per le stesse motivazioni. A titolo indicativo per tutto il 2017 il vecchio gestore del chiosco ha pagato per l’affitto 15.250,00 euro, mentre per tenere aperta la pizzeria da marzo ad ottobre dello stesso anno ha versato nelle casse del parco 4.880,00 euro.

 La vocazione a fare cassa emerge con chiarezza  anche se ci si concentra sulla programmazione degli eventi estivi proposti da qualche anno a questa parte. Completamente assenti, o rarissimi, balletti, spettacoli teatrali, musica jazz e sinfonica che lasciano invece il posto a manifestazioni più commerciali e rumorose che mal si inseriscono nella cornice del parco storico, arrecando disturbo al vicinato  e agli animali della tenuta, ma rimpinguano a dovere le casse dell’ente. 

Sullo sfondo un cambio al vertice che ci lascia perplessi. Michele Casissa, storico presidente del Consorzio Villa Serra, da dicembre dell’anno scorso, all’età di 75 anni, ha deciso di fare un passo indietro.

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Per la sua sostituzione si era ipotizzato in un primo momento il nome di Umberto Lo Grasso, nove mesi per firme false comminati dal Tribunale di Genova a febbraio del 2015, sentenza poi annullata in appello, e la storia non proprio edificante delle primarie del PD nel seggio di Certosa al quale affluirono in massa riesini suoi compaesani mentre lui soggiornava nei pressi. Visti i comprensibili mal di pancia si è pensato allora a Giulio Torti, storico ed indimenticato Sindaco di Sant’Olcese, che alla veneranda età di 78 anni prenderebbe in mano le sorti del parco.

Tanti Auguri.

Claudio Di Tursi

L’insostenibile inconferibilità della rumenta

Di Flavio Poggi*

Venerdì pomeriggio. Visto che ho un paio d’ore decido di fare un po’ di pulizia attorno a casa e sgomberare i vari oggetti che ho accumulato nei pressi del garage. Carico tutto sul furgone: qualche vecchia latta di pittura, un sacchetto di lampadine a led o basso consumo fulminate, due sedie da giardino rotte, una batteria da auto esausta e un cingolo in gomma della motocarriola strappato, e via verso l’isola ecologica di Pontedecimo.

Giunto al centro di raccolta dei rifiuti, mi presento alla “reception” dove dichiaro la tipologia degli oggetti da smaltire. Quando riferisco del cingolo la responsabile dell’AMIU solleva lo sguardo e mi dice, categorica: “Ah! Il cingolo non lo possiamo prendere.”. Una signora, dietro di me, sghignazza ironicamente mentre io rimango impietrito. Con gli occhi sgranati e, quasi ridendo per l’assurdità della situazione, le rispondo: “E allora dove dovrei portarlo?”. E lei, seraficamente: “Ah, non lo so! Però noi non possiamo prenderlo. Ci hanno dato disposizioni di non prendere quella roba, né gli pneumatici e neanche tutti i materiali elencati su quel foglio.”

Alzo gli occhi e su un foglio scritto col pennarello leggo: “Non si raccolgono: pneumatici, guaine impermeabilizzanti e carta catramata, onduline, lana di vetro e di roccia, estintori e bombole del gas….”. Sicuramente mi dimentico qualche altro materiale….

A quel punto, sconsolato, scarico gli altri materiali e, col cingolo strappato nel cassone, ritorno mestamente a casa. Farò ancora un tentativo e lo porterò da un gommista, nella speranza che, magari, dietro il pagamento della tassa di smaltimento, lo accetti, come accetta gli pneumatici…se non fosse così sarò costretto a gettarlo in un cassonetto dell’indifferenziato, oppure a tenermelo ad imperitura memoria…o a depositarlo nella rotatoria all’inizio di via Sardorella, ai piedi del dinosauro di gomma, che magari se lo mangia lui…

Trovo veramente assurdo e sbalorditivo che ci siano dei materiali che, se conferiti da privati, non vengano raccolti neppure alle isole ecologiche. E’ uno stupido incentivo all’abbandono incontrollato dei rifiuti ed all’irresponsabilità di cittadini già di per sé fin troppo poco dotati di senso civico, come dimostra ampiamente lo stato di degrado in cui versano la nostra città e le campagne retrostanti. Trovo ancora più agghiacciante che i responsabili dell’isola ecologica non diano, per lo meno, indicazione su come smaltire i rifiuti che si ritrovano sul groppone ai tapini malcapitati costretti, loro malgrado, a riportarsi a casa le loro masserizie che, magari, hanno raccattato in qualche terreno o in una vecchia baracca nell’atto di ripulirlo e renderlo nuovamente decoroso non solo per sé, ma anche per tutta la collettività.

*Flavio Poggi, geologo, è Consigliere Comunale per il Comitato.

Il cervello va nel sacchetto?

di Chiara Ferraris*

La domanda di inizio anno è: salveremo il mondo grazie ai sacchettini biodegradabili? Qui ci sono due schieramenti chiarissimi, a seguire i social. Gli “assolutamente sì “ e gli “assolutamente no”. I primi hanno intuito con grande saggezza infusa loro dall’alto che i sacchettini a due centesimi l’uno sono la soluzione ai disastri ambientali e che ogni strappo al supermercato equivalga alla salvezza di un cormorano. I secondi sono dei burinj che, i-phone di ultima generazione alla mano, non vogliono spendere due miseri centesimi per salvare il pianeta, sebbene dilapidino il loro stipendio in cose inutili, costosissime e inquinanti.

A leggere i social la popolazione italiana, oggi, è suddivisa in queste due categorie. Io non credo che le cose siano così semplici, né da un verso né dall’altro. E visto che siamo all’inizio dell’anno e liste dei buoni propositi non ne ho ancora stilato, allora le mie le regalo a questa causa, sperando possa aiutarci a riflettere.

Vorrei, innanzitutto, che le persone non riflettessero sull’inquinamento solo in qualche occasione fornita dalle polemiche. Vorrei che tutti, facendo la spesa, ci interrogassimo su quanto siano necessari tutti questi incartamenti, imballaggi, eccetera… se davvero abbiamo bisogno i biscotti incartati uno ad uno in confezioni da cento, in modo da avere la merenda pronta in ogni momento. Se dobbiamo avere porzioni monouso impacchettate e se davvero, a nome dell’igiene, sia necessario dover infilare nei sacchettini qualsiasi genere di frutta o verdura. Vorrei ci chiedessimo anche, mentre insacchettiamo, da dove arriva la frutta e la verdura che compriamo, quanto carburante è stato usato per farmi magiare il frutto esotico o quanto in generale è costato avere le fragole a gennaio. Vorrei che la gente non si sentisse a posto con la coscienza sulla questione inquinamento, perché usa sacchettini biodegradabili, così come vorrei che chi usa il lato economico per opporsi a questa vicenda si faccia realmente i conti in tasca, e si renda conto di quanti soldi regala ogni giorno a chi questo mondo lo usa come discarica. E rispetto chi invece i conti se li è fatti e non gli va giù di spendere una decina di euro all’anno per una causa che avrebbe potuto essere affrontata in altri modi. Vorrei che i politici attuassero per davvero norme a difesa dell’ambiente, e non solo frugando nelle tasche dei consumatori, ma con delle manovre significative, in cui ci debbano mettere anche del loro. Vorrei che la faccenda dei sacchettini non diventasse un alibi per alleggerire le coscienze, ma che fosse un primo passo verso una maggiore consapevolezza ecologica. Vorrei che ci regalasse una visione ampia sulla questione, e non che diventi cenere che ci annebbia la vista e rende fumosa la realtà.

Ah! Ovviamente vorrei anche la pace nel mondo! Buon anno.

* Chiara Ferraris, insegnante di scienze per la scuola secondaria superiore.

Presto 24 migranti a Sant’Olcese


L’annosa questione dell’ospitalità da offrire ai migranti da parte dei comuni sembrava  essersi ormai definitivamente risolta. L’accordo con il Governo, faticosamente raggiunto a dicembre 2016 e ben illustrato da un articolo del Fatto Quotidiano (clicca per leggerlo), fissava in 2,5 ogni mille abitanti i migranti da accogliere a cura dei comuni che ne avessero fatto richiesta su base volontaria. I Sindaci aderenti all’iniziativa avrebbero portato a casa qualche incentivo economico e la garanzia di una salvaguardia da ulteriori invii. Ma secondo l’Unione Europea questo non era abbastanza, i nostri sindaci spesso, per mantenere l’appeal elettorale, declinavano gentilmente l’invito facendo a meno dei cospicui incentivi pur di conservare un buon rapporto con la cittadinanza. Così nell’ottica europea, tesa a diminuire al massimo i flussi verso le grandi città del nord Europa – specialmente ora che l’Inghilterra procede a passi spediti verso la Brexit ed è stato costruito il muro di Calais – bisognava fare partire la macchina dell’accoglienza italiana più presto possibile. Il deputato danese Adölph Fisk ha presentato un emendamento approvato nella Commissione Esteri AFET che prevede che i comuni delle nazioni di primo impatto – l’Italia naturalmente è fra queste – debbano predisporre obbligatoriamente un piano di accoglienza per 4 migranti ogni mille abitanti da sistemare nelle case sfitte da più di sei anni rese abitabili, se è il caso, a cura del proprietario con la partecipazione del comune ove è ubicato l’alloggio in misura del 75% per i soli lavori di ripristino delle condizioni igienico-sanitarie.Al nostro comune andrebbero 24 migranti; al Sindaco  spetta individuare i criteri di scelta delle abitazioni che devono essere operativi entro il 30 giugno 2017.

I COMPUTER TORNANO IN VITA CON I RAGAZZI DI RI-GENERAZIONE

Un progetto delle Cooperative La Cruna, Agorà e Cisef per il bando della Compagnia di San Paolo “Stiamo tutti bene: educare bene, crescere meglio“.
Giovedì 30 marzo alle ore 15.30 prima consegna di computer riportati a funzionare nell’ambito del progetto Ri-Generazione finanziato con il bando della Compagnia di San Paolo “Stiamo tutti bene” e destinato a ragazzi tra gli 11 e i 14 anni dell’alta Val Polcevera: i giovani coinvolti hanno donato i computer che hanno riportato “in vita” alla scuola Ada Negri di Sant’Olcese dove saranno utilizzati per diverse attività, prevalentemente con alunni che necessitano di sostegno. 

Oltre ai partecipanti al progetto ed i loro genitori, erano presenti il dirigente scolastico Ferrari Guido e gli assessori dei tre Comuni coinvolti Gabriele Taddeo, Serena Di Cecio e Gigliola Bruzzo.

I ragazzi che frequentano le scuole di Serra Riccò, Sant’Olcese e Mignanego (e Genova in alcuni casi) stanno partecipando da febbraio ai laboratori organizzati nell’impianto di stoccaggio e avvio al riutilizzo di rifiuti tecnologici gestito dalla Cooperativa Sociale La Cruna a Rivarolo. Seguiti dagli educatori di Cisef e Agorà imparano dai professori e da alcuni studenti che svolgono l’alternanza scuola-lavoro dell’IPSIA ODERO come riassemblare un pc a partire da componenti di scarto; insieme ad una studentessa del DIBRIS installano browser e programmi open-source e infine con gli esperti della Scuola di Robotica usano il computer e il programma Scratch per fare muovere e interagire robot creati con altri componenti di scarto.

Un progetto a tutto tondo insomma che affronta il tema della prevenzione della dispersione scolastica con metodi formativi nuovi, avvicina i ragazzi in modo concreto al mondo del lavoro, li sensibilizza ai problemi di salvaguardia dell’ambiente e trasmette loro l’importante concetto che una oggetto rotto può essere riparato e può tornare ad essere utile. 

La possibilità di recuperare materiali, ridare loro forma e renderli di nuovo utili può infatti restituire ai ragazzi la consapevolezza di “poter fare” e di avere in sé delle risorse, attivando una ricaduta in termini di cittadinanza attiva e restituendo loro un riconoscimento sociale.

Per realizzare questa idea ci sono voluti gli sforzi congiunti di tanti enti di diversi ambiti: l’idea del progetto e il coordinamento della formazione è a cura della Cooperativa La Cruna con IPSIA Odero, Dibris e Scuola di Robotica; il coordinamento dei ragazzi e delle scuole è seguito dalla Cooperativa Cisef, gli educatori sono della Cooperativa Cisef e del Consorzio Agorà; i ragazzi provengono dalle scuole dell’Istituto Comprensivo Serra Riccò e dell’Istituto comprensivo Teglia e i comuni di Sant’Olcese, Mignanego e Serra Riccò collaborano attivamente mettendo a disposizione risorse come il pulmino 9 posti che viene utilizzato per l’accompagnamento gratuito dei ragazzi coinvolti. 

Il progetto coinvolge circa 30 ragazzi e le loro famiglie, da febbraio a giugno saranno effettuate 63 ore di formazione e sarà attivato anche uno sportello di counseling a disposizione gratuita delle famiglie.

Fiamme sulle alture tra Nervi e Sant’Ilario. Proclamato lo stato di grave pericolosità su tutta la Liguria 

Un incendio pericolosissimo è divampato sulle alture tra Nervi e Sant’Ilario. Al momento sono diciannove le famiglie evacuate. L’Aurelia e l’autostrada sono bloccate, sulla zona sono in azione due Canadair giunti da Roma. Su tutta la Liguria è stato proclamato lo stato di grave pericolosità che prevede il divieto di accendere qualsiasi tipo di fuoco, sia pirotecnico, sia per l’abbruciamento di materiale vegetale e anche il divieto di mettere in funzione apparecchi elettrici come motoseghe. La decisione è stata assunta a seguito delle condizioni di particolare secchezza del terreno e della vegetazione e per le condizioni climatiche che tendono a favorire l’insorgere di incendi boschivi.

A tutti i nostri concittadini raccomandiamo di prestare la dovuta attenzione a queste indicazioni.